
Just SerenityAcrilico su tela 20 x 16 pollici
A Life He LovedAcrilico su tela 20 x 16 pollici
In The Mood
Acrilico su tela
20 x 16 pollici
Make Pasta
Acrilico su tela 20 x 16 pollici
Do Epic Sh*t
Acrilico su tela 20 x 16 pollici
Just Serenity (Serenita’)
La pittura è la più difficile e, al tempo stesso, la più piacevole delle attività creative. Non esistono manuali di istruzioni, formule o confini prestabiliti che possano guidarti verso una carriera soddisfacente, figuriamoci di successo. Eppure, è proprio questa sfida che, una volta risolta, può regalare un senso di serenità unico.
Dipingo con l’intenzione di trasmettere un messaggio, sì. Ma non è questa la ragione principale. Più di ogni altra cosa, la pittura mi offre un modo per incanalare una creatività che, altrimenti, rimarrebbe frustrantemente intrappolata dentro di me. È un modo per dare forma a qualcosa che, senza questa possibilità di espressione, rischierebbe semplicemente di restare dentro di me, inquieto e irrisolto.
I risultati concettuali di questo processo sono profondi oppure, in definitiva, modesti? Sinceramente, non lo so. Forse non è nemmeno questa la domanda più importante. Quello che so è che, quando guardo i miei dipinti e li trovo rassicuranti, è perché c’è qualcosa nel loro equilibrio e nella loro palette cromatica che mi trasmette un senso di calma.
È questo il motore di tutto. È qui che trascorro la maggior parte del mio tempo: nella ricerca degli abbinamenti cromatici e di una composizione pulita. Quando osservo le grandi strutture metalliche di Donald Judd e le combinazioni cromatiche dei paesaggi degli anni Novanta di Julian Opie, è in questo ambito che sento il mio lavoro maggiormente influenzato dalle loro opere e, idealmente, in dialogo con esse. Mi affascina la capacità dei dipinti dell’ultimo periodo di Philip Guston, in particolare quelli appartenenti alla serie realizzata con una gamma limitata di colori, in cui il rosa domina e riesce a trasmettere un senso di calma a una tela altrimenti affollata. Mi riferisco, per essere chiari, ai dipinti di dimensioni più contenute. È questo che cerco.
Al di fuori di ciò che finisce nei musei, l’ispirazione arriva anche dalla precisione della segnaletica stradale svizzera, dalla sua esecuzione impeccabile e dalla qualità superiore della vernice utilizzata. Arriva dagli elementi architettonici di una galleria concepita come white cube, con il pavimento in microcemento che si distingue dalle pareti di un bianco immacolato, le quali, a loro volta, si fondono senza soluzione di continuità con il soffitto. E arriva anche dal cibo disposto meticolosamente nel mio ristorante giapponese preferito ad Abu Dhabi, con il suo processo quasi ipnotico di taglio manuale degli ingredienti. Tutto questo viene deliberatamente incorporato nei miei dipinti.
E poi ci sono i personaggi che si impongono al centro della tela. Alter ego chiassosi, ciascuno con caratteristiche diverse, che probabilmente catturano l’attenzione dell’osservatore al primo sguardo. Sono carini, lo ammetto. Portano con sé un messaggio che nasce più dal mio istinto che da un’idea elaborata attraverso una ricerca consapevole. Ogni tanto, io — e spero anche «noi» — diciamo sciocchezze, pensiamo l’assurdo e sogniamo l’irreale. Gatti, cani, anatre… frasi disposte secondo una precisa impostazione grafica… sono tutti elementi decorativi. Ma fanno anche parte di un tentativo di raggiungere le sfere più elevate del processo creativo.
Ora, togliete di mezzo questi personaggi e i loro pensieri eccentrici, e osservate le mie tele nella loro forma più pura. Concentratevi sull’equilibrio della composizione, frutto di un’attenta ricerca, e sull’armonia dei colori. Potreste arrivare alla stessa conclusione a cui sono arrivato io sul perché la pittura sia capace di regalare tanta serenità.
Dipingo con l’intenzione di trasmettere un messaggio, sì. Ma non è questa la ragione principale. Più di ogni altra cosa, la pittura mi offre un modo per incanalare una creatività che, altrimenti, rimarrebbe frustrantemente intrappolata dentro di me. È un modo per dare forma a qualcosa che, senza questa possibilità di espressione, rischierebbe semplicemente di restare dentro di me, inquieto e irrisolto.
I risultati concettuali di questo processo sono profondi oppure, in definitiva, modesti? Sinceramente, non lo so. Forse non è nemmeno questa la domanda più importante. Quello che so è che, quando guardo i miei dipinti e li trovo rassicuranti, è perché c’è qualcosa nel loro equilibrio e nella loro palette cromatica che mi trasmette un senso di calma.
È questo il motore di tutto. È qui che trascorro la maggior parte del mio tempo: nella ricerca degli abbinamenti cromatici e di una composizione pulita. Quando osservo le grandi strutture metalliche di Donald Judd e le combinazioni cromatiche dei paesaggi degli anni Novanta di Julian Opie, è in questo ambito che sento il mio lavoro maggiormente influenzato dalle loro opere e, idealmente, in dialogo con esse. Mi affascina la capacità dei dipinti dell’ultimo periodo di Philip Guston, in particolare quelli appartenenti alla serie realizzata con una gamma limitata di colori, in cui il rosa domina e riesce a trasmettere un senso di calma a una tela altrimenti affollata. Mi riferisco, per essere chiari, ai dipinti di dimensioni più contenute. È questo che cerco.
Al di fuori di ciò che finisce nei musei, l’ispirazione arriva anche dalla precisione della segnaletica stradale svizzera, dalla sua esecuzione impeccabile e dalla qualità superiore della vernice utilizzata. Arriva dagli elementi architettonici di una galleria concepita come white cube, con il pavimento in microcemento che si distingue dalle pareti di un bianco immacolato, le quali, a loro volta, si fondono senza soluzione di continuità con il soffitto. E arriva anche dal cibo disposto meticolosamente nel mio ristorante giapponese preferito ad Abu Dhabi, con il suo processo quasi ipnotico di taglio manuale degli ingredienti. Tutto questo viene deliberatamente incorporato nei miei dipinti.
E poi ci sono i personaggi che si impongono al centro della tela. Alter ego chiassosi, ciascuno con caratteristiche diverse, che probabilmente catturano l’attenzione dell’osservatore al primo sguardo. Sono carini, lo ammetto. Portano con sé un messaggio che nasce più dal mio istinto che da un’idea elaborata attraverso una ricerca consapevole. Ogni tanto, io — e spero anche «noi» — diciamo sciocchezze, pensiamo l’assurdo e sogniamo l’irreale. Gatti, cani, anatre… frasi disposte secondo una precisa impostazione grafica… sono tutti elementi decorativi. Ma fanno anche parte di un tentativo di raggiungere le sfere più elevate del processo creativo.
Ora, togliete di mezzo questi personaggi e i loro pensieri eccentrici, e osservate le mie tele nella loro forma più pura. Concentratevi sull’equilibrio della composizione, frutto di un’attenta ricerca, e sull’armonia dei colori. Potreste arrivare alla stessa conclusione a cui sono arrivato io sul perché la pittura sia capace di regalare tanta serenità.
Copyright 2026 © Luca Tidei